“Per molti non sarà tempo perduto osservare e ascoltare tutto questo, per coloro che, come Franz Biberkopf, abitano in una pelle d’uomo, e ai quali succede, come a Franz Biberkopf, di pretendere dalla vita più che il pane quotidiano”. — Alfred Döblin, Berlin Alexanderplatz
Scritto da mr.green | Pubblicato Domenica, 10 Maggio 2009
In cui il berlinauta impara che per merenda non c’è sempre e solo pane, burro e marmellata
Al berlinauta piace il passato.
Ricordare volti, odori e sapori già conosciuti gli provoca una lieve nostalgia, e quasi si fa tenerezza da solo quando gli viene voglia di rievocare un tempo che non c’è più.
Stamane, ad esempio, faceva colazione ed il pane nero che imburrava lo ha riportato indietro di alcuni anni, al suo primo soggiorno a Berlino. Era a casa di Katharina, una sua amica berlinese, e facevano una di quelle enormi colazioni tedesche con frutta, uova, prosciutto e formaggio.
“Cos’è questo?”, aveva chiesto indicando una confezione gialla e conica di cartone.
“Goldsaft“, aveva risposto Katharina, “assaggialo, è buono“.
E così aveva fatto.
Era effettivamente un sapore che gli piaceva e adesso, guardando la fetta imburrata che teneva in mano, avrebbe voluto proprio avere un cucchiaino di Goldsaft per concludere la colazione in modo degno.
In seguito si è documentato un po’ e ha scoperto che il Goldsaft non si chiama Goldsaft. Goldsaft è una marca. La parola tedesca che lo descrive è assai più complicata: zuckerrübensirup. E’ una specie di caramello denso e scuro, ma meno dolce, uno sciroppo grezzo che viene estratto dalla barbabietola da zucchero. Viene preparato cuocendo le barbabietole tagliate a pezzi per molte ore, e poi spremendo la poltiglia risultante fino ad ottenere un concentrato che abbia la consitenza del miele. Nessun altro ingrediente è utilizzato.
“E’ un alimento decisamente povero“, riflette il berlinauta mentre spinge il carrello tra i banconi del supermercato: sta cercando la confezione gialla del Goldsaft.
Che lo zuckerrübensirup sia un cibo modesto glielo ha confermato anche un’altra conoscente, Sabine, che gli ha detto che si mangia soprattutto al Sud e nell’area del Reno, al confine col Belgio. “Era molto diffuso nel dopoguerra, quando sul pane non c’era granché da spalmare“, aveva aggiunto, “ma questo sciroppo era così a buon mercato che potevano permetterselo quasi tutti“.
Sullo scaffale però, il berlinauta nota due tipi diversi di sciroppo: uno è il Goldasaft e l’altro si chiama Überrüber. Li compra entrambi, così può addirittura fare un confronto. Non vede l’ora di imburrare il pane…
I due zuckerrübensirup hanno un sapore molto simile, anche se sono diversi. Leggendo le etichette e cercando su wikipedia, il berlinauta fa due scoperte interessanti. La prima è che l’autentico zuckerrübensirup deve essere fatto esclusivamente con barbabietole da zucchero. Il Goldsaft è fatto così, mentre l’Überrüber ha solo il 36% di barbabietole e contiene anche molto caramello. La seconda è che la Zörbiger Konfitüre, che oggi fa parte del gruppo Zuegg e produce l’Überrüber, era l’unica azienda produttrice di marmellate e sciroppi della DDR: ancora una volta est e ovest, questa divisione le cui scorie sono rintracciabili ovunque a Berlino, anche in un semplice barattolo di sciroppo di barbabietola.
Scritto da mr.blue | Pubblicato Domenica, 3 Maggio 2009
Nel quale il Berlinauta incontra un cartone animato vivente, per di più pure veneziano.
Il Berlinauta non frequenta molto la commedia, ma era curioso lo stesso di incontrare Ennio Marchetto, un attore trasformista che si è preso il lusso di occupare il tendone del Tipi per ben due settimane.
Un evento non nuovo per Ennio, che è stato a Berlino già diverse volte con il suo spettacolo e che è ormai abituato da più di vent’anni a calcare i più prestigiosi palcoscenici internazionali.
Galeotta fu Marylin, così narra la leggenda: la bionda attrice appare in sogno al nostro vestita di sola carta. Comincia così una passione per i vestiti di carta che, affinata nella preparazione di maschere e costumi per il carnevale di Venezia, porta Ennio (dopo un fondamentale workshop con Lindsay Kemp) fino al Festival di Edimburgo, dove gli inglesi si accorgono di lui prima di noi italiani.
Da lì in poi è tutta una serie di date in giro per il mondo, dal Sudafrica al Sudamerica, dagli Stati Uniti all’Estremo Oriente, con poche variazioni dello stesso spettacolo: cambi di costumi velocissimi e sorprendenti, spesso davanti al pubblico, ogni personaggio accompagnata da una canzone diversa che è parte integrante della gag comica, con Ennio che segue sempre le parole dei brani in lip-sync. La risata nasce spesso dall’accostamento spiazzante tra i personaggi, sempre pescati nel mare magnum della cultura pop, quindi accessibili a tutti.
Nel tempo si è evoluta l’arte della preparazione dei vestiti di carta, da anni ormai svolta in collaborazione con il danese Sosthen Hennekam. Ma lo show è rimasto immutato, con qualche concessione di volta in volta ai vari pubblici nazionali e una formula decisamente vincente anche nei costi: lo spettacolo di Ennio è contenuto tutto dentro una valigia cilindrica, alla quale c’è da aggiungere solo il necessario per le dovute riparazioni ai vestiti. In questo modo Ennio può permettersi di viaggiare con una compagnia composta da sole due persone, tanto è vero che a volte, se non c’è troppa strada da fare tra una tappa e l’altra, si ricorre al treno invece dell’aereo.
Al Berlinauta è piaciuto questo veneziano al quale capita di tenere su lo spettacolo per mesi in una capitale europea, succede di esibirsi davanti ai reali inglesi o olandesi, e poi in Italia si deve un po’ accontentare perché, come dice, “bisogna stare in tv, altrimenti…”
Scritto da mr.blue | Pubblicato Venerdì, 1 Maggio 2009
Nel quale il Berlinauta pensa di essere arrivato su Marte, e forse è davvero così
Il Berlinauta, bisogna dirlo, ha vissuto per alcuni anni all’ombra del Cupolone (o, come si dice a Roma, “der Cuppolone”).
Un’ombra imponente, e non solo per la sua grandezza: imponente anche perché troppo spesso prova a imporre la sua volontà in uno stato che si professa laico. E mentre in una Italia sempre più multiculturale (suo malgrado, forse) si discute ancora se tenere il crocifisso nelle scuole, tra presidi che provano a immolarsi e assurde sentenze del Consiglio di Stato, a Berlino domenica scorsa c’è stato un referendum sul tema delicato dell’obbligatorietà dell’ora di religione a scuola. Il Berlinauta ha pensato: come sono avanti questi tedeschi, vogliono togliere l’ora di religione…
Poi si è informato meglio e ha scoperto che invece si trattava di provare a rimetterla. Mentre in quasi tutti gli altri Länder, infatti, gli studenti possono scegliere UNA DELLE religioni (non LA) oppure etica universale, a Berlino dal 2006 è stata introdotta l’ora obbligatoria di etica, mentre l’ora della religione a scelta è diventata facoltativa e quindi in più rispetto al normale orario di lezione. Questo naturalmente ha portato ad un drastico ridimensionamento del numero degli alunni interessati alla religione, perché in fondo un’ora in meno di lezione è pur sempre un’ora in meno a scuola. D’altra parte Berlino è stata spesso definita come “capitale europea dell’ateismo”, tanto è vero che solo il 36% della popolazione dichiara di avere una affiliazione religiosa di qualsiasi tipo.
Al Berlinauta è sembrato ancora più interessante il fatto che la spinta all’introduzione dell’ora di etica obbligatoria sia stato un “delitto d’onore” nella comunità turca, al quale il sindaco di Berlino ha opposto, invece della divisione confessionale delle diverse ore di religione, un’ora di etica uguale per tutti. Come dire, in una città dove 4 bambini su 10 nascono da almeno un genitore straniero, forse è meglio unire che dividere.
Ma la cosa che più ha colpito il Berlinauta è stata che, per combattere il “calo di fedeli” nelle scuole, le tre religioni monoteiste hanno messo da parte millenni di lotte e incomprensioni: si sono messe a raccogliere le firme insieme per questo referendum, chiedendo di rendere nuovamente obbligatoria l’ora di religione (sempre in alternativa all’etica, naturalmente).
I sondaggi alla vigilia sembravano preannunciare una lotta all’ultimo sangue, e c’era già chi criticava la “crociata” dei “Pro-Reli”, che con i loro cartelloni giganti avevano invaso la città. Eppure, la domenica del referendum, niente file ai seggi.
La laica Berlino ha ignorato la questione, bocciandola prima con l’astensionismo e poi anche nella conta dei voti.
Al Berlinauta sembra di leggere un romanzo di fantascienza, e invece è solo il giornale.
Berlinespresso è il primo blog su Berlino rivolto a tutti gli italiani che sono incuriositi dalla città, a coloro che intendono visitarla, a quanti l’hanno già fatto e non vedono l’ora di tornare, a chi è già qui e non ne vuole sapere di andarsene.
Ma ambisce anche a diventare il punto di riferimento della comunità italiana a Berlino, un collettore di informazioni e storie riguardo tutto ciò che significa Italia (posti, eventi, persone, racconti) nella capitale tedesca.
Stiamo tostando il caffè, presto potrete gustare l’aroma di Berlinespresso…