Vinicio Capossela

Nel quale il Berlinauta incontra un mago geniale, un gigante e una donna tatuata che scherza col fuoco, e finisce incantato

Il Berlinauta, salutando l’Italia, pensava con molta tristezza a quanta musica dal vivo avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle, quella che parla italiano e che spesso in maniera inversamente proporzionale alla sua qualità rimane bloccata nei confini nazionali.
Poi, dopo poche settimane a Berlino, scopre il concerto di Vinicio Capossela e pensa che qualcosa sta cambiando perfino nel mesozoico panorama discografico italiano.
Al Berlinauta, quando non era ancora Berlinauta, è capitato parecchie volte di vivere l’esperienza di un concerto di Vinicio Capossela. Tra le tante, tre sono stati veri e propri incantamenti: nel 2000, al Teatro sociale di Alba, in compagnia del Trio Esquina e soprattutto del bandoneon di Cesar Stroscio; davanti ad un’alba spettacolare sulla Terrazza del Pincio, per la Notte Bianca di Roma del 2006; in un locale piccolissimo di Roma con poco più di un pianoforte per il concerto di San Valentino del 2007.
Insomma, al Berlinauta sembrava un regalo grandissimo poter andare ad un concerto di Vinicio anche nella sua nuova città.

Poco prima del concerto lo ha incontrato per chiedergli del suo ultimo disco e di questo fortunatissimo tour, ma anche per capire meglio il suo rapporto con la Germania (anche se ha vissuto sempre in Italia, Vinicio è pur sempre nato ad Hannover) e in particolare con Berlino, dove aveva già suonato tre volte, nel 2002 sulla Museumsinsel, nel 2004 al Palazzo delle lacrime e nel 2006 al mitico cine-teatro Babylon.
Fuori dal tendone del Tipi (che mai come oggi sembra perfetto per accogliere il Side-Show di Vinicio e della sua banda) tanti italiani che vivono a Berlino, ma anche molti tedeschi, portati da amici italiani o venuti spontaneamente, attratti dalla fama di artista “alternativo” di Vinicio.
Prima dell’inizio, ci pensano il Mago Wonder e Jessica Love la mangiafuoco a scaldare un po’ l’atmosfera e a cominciare ad abbassare le difese dell’incredulità.
Inizia il concerto, introdotto dal Gigante, ed eccolo, davanti al suo Wurlitzer, è il Mago che comincia a cantare. Ma, alla canzone successiva, è già diventato qualcos’altro. O è un mago molto bravo oppure è davvero lo “story faced man”, l’uomo con la faccia deturpata di storie della copertina di Da Solo, il suo ultimo album.
Nel circo Barnum di Capossela anche gli strumenti diventano personaggi, anche loro un po’ freak, dal toy piano al Wurlitzer, passando per i fiati da “Salvation Army” e, su tutti, il theremin (davvero uno strumento magico!) di Vincenzo Vasi.
La prima parte del concerto è dedicata ai brani di “Da solo”, seguiti da un intermezzo di goofy magic di Cristopher Wonder e Jessica Love.

Nella seconda parte si aprono le gabbie e tutti gli animali, mitologici e non, della geografia musicale di Vinicio escono fuori per un Freaks show davvero incalzante: la medusa, la human pignata, l’uomo vivo, il maraja, il minotauro, il gladiatore.
Si ridiventa tutti come bambini davanti al mistero del circo, e il tendone da circo del Tipi è in effetti quasi scenografia ulteriore, una bolla di spettacolo puro nel Tiergarten, un luogo di sospensione temporale nel quale si galleggia verso l’infanzia, incantati da un pifferaio magico che forse, se volesse, potrebbe portare tutti fuori, con banda al seguito, e tutti lì a seguirlo per la città, a diffondere l’incantesimo.
E alla fine verrebbe voglia, da bambini quali si è tutti diventati, di tornarci di nuovo, in questo circo così speciale, per vedere ancora e ancora (che bambini saremmo, se no!?) questi mostri che non fanno paura, ma solo un po’ di tenerezza.
Tanto che il Berlinauta si immagina, allontanandosi a malincuore dal Tipi, che lì dietro, davanti alle roulotte che ogni circo che si rispetti deve avere al seguito, ci sia una tavolata popolata dei Freaks appena evocati che cantano in coro:
Lo accettiamo, lo accettiamo, Vinicio, uno di noi, uno di noi!

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Un Commento

  1. Scritto Sabato, 27 Giugno 2009 alle 22:22 | Permalink

    Io c’ero e mi sono quasi emozionata nel vedere descritte le mie stesse sensazioni di italiana, diventata poi berlinese d’adozione, che quasi con la lacrimuccia pensava a quanto le sarebbero mancati i concerti di Vinicio che così spesso l’avevano resa felice in terra italica.
    Il concerto è stato spettacolare come sempre e l’hai descritto magnificamente, ce ne vorrebbe uno a settimana come minimo.
    Pochi giorni e Vinicio mi aspetta di nuovo insieme ai Calexico a Roma…
    A presto!
    m.

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